ESCLUSIVA PSN – Taekwondo, Cosimo De Giosa: “Questa esperienza mi ha fatto capire la fortuna di potersi allenare in palestra”

In esclusiva ai nostri microfoni di PSN, il giovane taekwondoka barese Cosimo De Giosa, atleta classe 1996 dell’ASD Dellino Team, con alle spalle 14 anni di esperienza, alcune partecipazioni a eventi internazionali e stage nazionali, e con un roseo futuro d’avanti, si è raccontato, parlando della sua carriera e del suo sport.

Buongiorno Cosimo, lei è un giovane taekwondoka pugliese, uno dei giovani talenti della nostra regione. Ci può illustrare il suo cammino e la scelta di questo sport?

“Da piccolo ero un ragazzo molto esuberante, ero sempre in movimento e non mi stancavo mai, infatti, furono i miei genitori ad indirizzarmi verso uno sport molto stancante e, che, quindi, mi faceva tornare a casa stremato. Con il passare del tempo, poi, fu il mio maestro a scoprire il mio talento e a dirmi che, andando avanti, sarei potuto arrivare in alto”.

Talento che ha permesso di metterla in mostra a Sofia nel 2016 e a Tirana nel 2018. Cosa ricorda di quelle esperienze?

“A Sofia è stato il mio primo campionato internazionale, una gara bellissima in un palazzetto fantastico. Al primo incontro trovai il campione greco del mio peso, ero dato per spacciato, ma vinsi grazie alla mia altezza maggiore. Da li cominciai a credere di potercela fare e poter arrivare in alto. Nel secondo incontro trovai il campione del Kosovo, magari non molto dotato tecnicamente, ma ben strutturato. Riuscì a battere anche lui, anche se mi diede molto filo da torcere. Nel terzo incontro, la finale, mi trovai difronte il campione francese, bravo, ma, arrivando da un girone, o pool, molto più facile, prese sotto gamba lo scontro. Sembra strano ma trovai più facile la finale degli incontri precedenti”.

La gara a Tirana, invece, era una gara a “categorie olimpiche”, quindi fui costretto a gareggiare contro atleti più pesanti di me. Al primi incontro trovai sempre un atleta greco, che sconfissi in maniera molto facile, se non sbaglio 10 a 4. Al secondo incontro trovai il campione dei balcani, era pesantissimo, ma riuscì comunque a batterlo. La finale, contro un albanese, invece, la persi per ko tecnico. Essendo più magro, subivo il colpo, tornai a casa con un dolore alle costole e con una medaglia d’argento, ma alla fine sono tutte esperienze”.

Spostandoci sul territorio Italiano, invece, hai avuto esperienza anche con la nazionale.

“Li è stato fantastico. Sono stato convocato la prima volta al centro di preparazione olimpica Bruno Zauli a Formia, dove si allena l’atletica, scherma, e altri sport. Li fu il primo step, furono tre giorni molto intensi dove fecero uno stage che passai. È stata un esperienza fantastica perché tu entri e ci sono i migliori atleti d’Italia di tutti gli sport.

L’anno dopo, invece, venni convocato per cinque giornate al centro di preparazione olimpica Giulio Nesti, a Roma, anche li un tempio dello sport dove si allena tutt’ora Carlo Molfetta, atleta italiano campione olimpico di taekwondo”.

Cosa si prova quando si sale sul tatami?

“Essendo uno sport individuale sei tu contro l’altro, quindi, diciamo che è più bello perché se vinci hai tu vinto, non la squadra, le emozioni sono molto più concentrate. Parlando sulle mie esperienze, prima si ha un ansia, ma non un ansia di perdere, un ansia tipo “wow sto per combattere”, poi appena sali cambia tutto, diventi tranquillo, o almeno io, ogni persona poi è diversa”.

Questo periodo è stato rovinoso per la condizione fisica degli atleti. Lei ha avuto modo di allenarsi comunque?

“Certo. Ho avuto modo di effettuare allenamenti a corpo libero per le gambe, anche se, principalmente, ho usato una scala di ferro, ho messo una corazza di quelle che usiamo per combattere e un caschetto, e li, non colpendo forte, mi sono allenato per tre mesi dando calci, senza andare a colpire, ma solo a toccare. Mi ha fatto capire la fortuna che abbiamo di poterci allenare in palestra. Allenarsi a casa è stato duro, ma è stata una bella esperienza”.

Essendo il taekwondo uno sport individuale, ora risulta più facile riaprire le palestre e potersi allenare.

“Beh si, anche se, noi siamo uno sport individuale ma ci alleniamo con la squadra. Quando combattiamo c’è bisogno dell’amico che combatte con te, o, per allenarsi, c’è bisogno di qualcuno che, ad esempio, tiene lo scudo su cui si dovranno tirare i calci”.

Riguardo le sue scelte passate, ha qualche rimpianto?

No, assolutamente no. Sono uno che se fa una scelta è quella giusta. Penso molto prima di agire, e, diciamo, che è una caratteristica dell’arte del combattimento, uno sport che ti porta a fare questo”.

Riguardo al futuro, invece, quali sono i prossimi obiettivi?

“Il principale obiettivo è quello di entrare in un gruppo sportivo, ma perché? Perché, non essendo uno sport come il calcio in cui se sei bravo ti pagano, l’unico modo per andare avanti è quello di stare in un gruppo sportivo, vieni pagato per fare questo sport e la permanenza ti permette di andare avanti. L’altro obiettivo, ovviamente, sono le Olimpiadi, il sogno di ogni atleta. Io spero molto nel 2024, anche perché i sogni non sono fatti per stare nel cassetto”.

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