ATLETICA – FIDAL, il Segretario Generale Pagliara: “Pensiamo se la cosiddetta “fase 2″ fosse un piano di trasformazione delle nostre aree urbane”

In una lunga intervista rilasciata ai microfoni del Corriere dello Sport, il Segretario Generale della FIDAL Fabio Pagliara, guarito dal virus dopo circa 60 giorni, ha voluto rilasciare le proprie considerazioni sul futuro e sul ruolo delle Federazioni, dello Stato e delle città in questa ripresa.

“Due mesi in trincea per combattere contro il Covid-19, fra l’ansia del futuro e il clima surreale di una stanza d’ospedale, fianco a fianco con gente che respira appena, senza poter vedere nessuno dei propri cari. E’ stata questa la mia indimenticabile esperienza di un virus che ha toccato tutti, con il “lockdown”, ma adesso bisogna ricominciare”.

Sugli sport individuali – “Gli sport individuali dovranno abituarsi a espressioni come “distanziamento fisico”, presupposto fondamentale per una pratica responsabile, ligia alle regole e rispettosa anche delle legittime paure di chi sportivo non è”.

Sulle città – “Un ulteriore elemento dal quale ripartire sono le città. Come palestra a cielo aperto, rappresentano un contesto ideale nel quale favorire comportamenti virtuosi, e sarebbe un peccato non approfittarne per lanciare una campagna di adeguamento dello spazio pubblico alla pratica sportiva, verso quelle SportCity che ho raccontato in un libro dedicato alle città sportivizzate.

Pensiamo un attimo se la cosiddetta “fase 2″ fosse un piano straordinario di trasformazione delle nostre aree urbane, con interventi per trasformare i parchi cittadini in parchi del benessere, per costruire quelle piste ciclabili o da running che sarebbe stato magari impossibile anche solo immaginare”.

Sulle Federazioni – “E poi ci saranno gli sport di squadra da salvaguardare, soprattutto quelli nei quali la condivisione degli spazi imporrà regole per i partecipanti e, avremo la necessita di ripensare gli spettacoli a porte chiuse”.

“Le Federazioni dovranno avere coraggio di adattare i propri meccanismo collaudati, e talvolta farraginosi, a una nuova dimensione, per stare vicina agli atleti agonisti e salvaguardare il patrimonio sportivo, soprattutto alla luce di soluzioni diversificate nei vari stati, che si avvicineranno agli appuntamenti importanti come Tokyo 2021”.

Sullo Stato – “Lo Stato avrà il compito, non facile, di non far morire lo sport”.

Sul futuro – “Il ruolo della tecnologia, la specializzazione degli operatori sportivi, la meritocrazia, la professionalizzazione e i riconoscimento di chi lavora nello sport non potranno che rappresentare il futuro.

Ci attende una rivoluzione dolce, per provare a trarre da questa emergenza nazionale quanto di positivo può emergere durante ogni ricostruzione”.

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