CALCIO – Foggia, Felleca: “Credo che sia corretto che i campionati non riprendano, ma vorremmo rispetto dal punto di vista sportivo”

Roberto Felleca

Intervistato in diretta su TMW Radio, Roberto Felleca, presidente del Foggia, ha parlato sul caos che attualmente sta avvolgendo la Serie D.

“Questi primi dieci giorni di maggio dovevano essere il coronamento di una stagione importante, magari festeggiando insieme promozione in Serie C e centenario. Purtroppo il Covid-19 non ci ha permesso di terminare il lavoro, l’auspicio è che sia solamente rimandato”.

Sul campionato – “Credo che sia corretto che i campionati non riprendano. Vorremmo rispetto dal punto di vista sportivo, a parte il blasone indiscusso e la storia del Foggia, noi e il Palermo abbiamo presentato un conto oneroso per partecipare al campionato, e il fatto che fossimo lì a giocarcela ad un punto di distanza spero che sia tenuto di conto”.

Sul lavoro che sta svolgendo Sibilia – “Ci hanno detto che faranno tutto il possibile per le squadre come noi che hanno affrontato un determinato percorso di impegno economico: la città non può aspettare riforme, si deve andare in C e punto. Non abbiamo gli stessi diritti degli altri, bisogna essere obiettivi. Con altre squadre non mi permetterei di dire nulla, ma ci sono società e società”.

Sulla possibile riforma – “Ridimensionare le squadre professionistiche mi sembra corretto, ma va fatto subito. Tra un anno rischiamo che molte squadre siano scomparse da sole, non ci sono dei robot a sostenere le squadre, ma presidenti come me. Una riforma a 60 squadre professionistiche è ottima, mette i paletti: poi chi avrà il blasone o i requisiti per arrivare in B lo dimostrerà, altrimenti rimarrà semi-professionista in Serie C”.

Sul futuro del Foggia – “Anche al sindaco ho fatto vedere un piano triennale per salire subito in C e provare un altro salto nel biennio successivo. Proviamo a continuare a tenerlo come piano, sperando di salire quest’anno. La Serie D è un vuoto a perdere pesanti, e a Foggia ci sono budget milionari: gli incassi non sono paragonabili ai costi”.

Sul calcio – “L’unica giustificazione che posso dare è che l’epidemia non ha mai dato certezza sui tempi. Da 15-20 giorni, forse un mese, abbiamo le idee più chiare sul futuro da qui a dicembre, ed è lì che si deve dare un’accelerata. C’è poca comunicazione, e quando succede crea confusione. Spero si stia lavorando in silenzio alla riforma, mi auguro che Gravina e compagnia stiano facendo queste cose. Qualcuno dovrà poi prendersi una responsabilità definitiva, e dico: se mi riapri il mercatino del pesce devi permettere anche gli allenamenti di gruppo e riaprire gli stadi. Qualche rischio dovrà essere preso”.

Sul piano economico – “Abbiamo già avuto rinunce da parte degli sponsor, non vorrei essere nei panni di squadre meno blasonate. Ho parlato con diversi colleghi presidenti e sono in crisi: il calcio è veramente a rischio”


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