ESCLUSIVA PSN – Alessandro Monticciolo, tecnico T.Altamura: “Perchè ricominciare in Serie A e non in D? Se per loro si decide di difendere gli interessi, chi pensa a noi che viviamo di calcio?”

Alessandro Monticciolo

Arrivato dopo due mesi di ombre in quel di Altamura, Alessandro Monticciolo tecnico dei biancorossi, è riuscito a portare in alto i colori del club riuscendo allo stesso tempo a smentire i pronostici iniziali. In virtù di ciò, quest’oggi il tecnico toscano del Team Altamura è intervenuto ai nostri microfoni per parlare ampiamente dell’attuale situazione e della stagione dei suoi.

Buon pomeriggio Alessandro! Innanzitutto vorremmo domandarle, come ha trascorso finora questo periodo di quarantena?

“Ho passato questo periodo come tutti gli italiani, chiuso in casa. Abitando in toscana ho avuto la fortuna, anche nel periodo dove vi erano maggiori restrizioni, la possibilità di uscire di casa e fare delle lunghe passeggiate lungo le colline metallifere, ovviamente da solo o con i miei cani. L’altro tempo l’ho utilizzato per aggiornarmi guardando video, oppure su netflix. Inoltre mi sono sempre tenuto in contatto con i giocatori o i dirigenti”.

Quanto le manca la quotidianità calcistica, oltre agli allenamenti giornalieri durante i quali preparava i ragazzi per la domenica?

“Manca tutto, la settimana, la preparazione alla partita, la quotidianità ma anche riprendere le classiche abitudini. Infatti in questo periodo sono cambiati anche i tempi personali, perchè si è abituati ad alzarsi più tardi, non ti preoccupi se non prendi sonno la notte, e passi le giornate senza responsabilità e anche senza grandi impegni. A causa di ciò il metabolismo è rallentato confronto alle settimane tipo. Nonostante ciò, io ad oggi mi sono rimesso in moto e ho chiamato tutte le persone che conosco a partire dai dirigenti per terminare con i calciatori. Quindi sto già pensando al futuro”.

Una situazione difficile a livello generale, la quale mette a repentaglio le mensilità, soprattutto, dei calciatori che militano nei dilettanti e di coloro che girano attorno a questo mondo: a suo avviso cosa si dovrebbe fare per poter tutelare anche la vostra categoria?

“Io sono un profano nel dare le soluzioni, se già trovo difficoltà nel suggerirle alla squadra in allenamento, non penso di poter darne per una situazione di questo calibro. Per queste eventualità mi affido a coloro che nel mondo del calcio prendono parte a questi aspetti, oppure alla politica e ai nostri governanti. Loro sono anche ben pagati per metterci in condizione di ricevere ciò che ci spetta. Mi auguro che venga aiutato anche il nostro settore. Mi sembra giusto pensare che il nostro mondo sia privilegiato, ma sinceramente ciò non lo si rispecchia anche in Serie D, ovvero: guadagniamo cifre paragonabili a gente che si alza la mattina e va a lavorare in fabbrica . L’unica fortuna è legata al fatto che noi facciamo un lavoro che ci piace e ci appassiona, confronto a gente che è costretta a far lavori difficili sotto l’aspetto psicologico. Ribadisco, spero che chi ci governa aiuti le società e le aziende, perchè è grazie alle sponsorizzazioni di quest’ultime che il nostro calcio va avanti, con la speranza che l’economia possa ricominciare a funzionare al più presto”.

In questi giorni si avanzano tante soluzioni e, inoltre i presidenti di Serie C vorrebbero bloccare i ripescaggi: qual’è la sua soluzione ideale? Inoltre, è d’accordo con i presidenti della terza divisione riguardo quella scelta citata poc’anzi?

“Purtroppo non sono scelte che posso dar io, sicuramente ci saranno persone più competenti e con maggiori strumenti per prendere la decisione giusta. Indubbiamente qualsiasi scelta verrà presa renderà scontento qualcuno. Non si possono accontentare tutti. Dispiace per chi si ritrovava al ridosso della vetta e ambiva a vincere il campionato, mentre quelle che risiedevano nelle parti basse della classifica saranno felici perchè a quanto pare bloccheranno le retrocessioni. Credo che questo sia stato un evento difficilmente preventivabile, quindi quando vi è uno stato generale di necessità si deve fermare tutto e tirare le somme nel momento in cui ci si è bloccati. Lo si sa che ognuno avrebbe potuto trarre vantaggio dalla ripresa, ma penso che sia giusto che le cose andassero in questo verso”.

Il protocollo avanzato dal ministero della sanità è ovvio che è quasi impossibile da applicare nella vostra categoria: a suo avviso ci sono spiragli per sperare ancora in una ripresa, per far sì che i verdetti vengano decisi sul campo?

“A mio avviso questo protocollo non è valido nemmeno per i massimi campionati, basterebbe pensare al fatto che nel caso in cui un calciatore risulta positivo al covid-19, di conseguenza tutta la squadra è costretta a rispettare un periodo di quarantena. In quel momento quindi cosa si può fare? Va bene il fatto che ci siano interessi e che si voglia terminare il campionato, ma non si può tirare troppo la corda. Lo stesso discorso vale per le aziende ristorative: non si può costringere un ristorante a mantenere la misura di due metri di distanza tra i clienti e gli stessi dipendenti. Il proprietario del bar o ristorante deve pur pagare i dipendenti, se lo costringi a lavorare con tre soli tavoli a malapena riuscirà a pagare le bollette. Sono tutte cose che vanno riguardate, se non non si invita a riaprire. Anche per quanto concerne il calcio, perchè deve riaprire la Serie A e la Serie D no? Anch’io sono un lavoratore che va avanti nella vita grazie al calcio. Allora loro riprendono perchè devono difendere gli interessi e noi no, dal momento in cui non ci sono grandi interessi da difendere? Qui c’è troppa confusione. Io mi auguro che anche a noi ci diano la possibilità di riprendere, perchè se in Serie A si tratta di interessi per noi tutti si tratta di vista, in virtù del fatto che noi andiamo avanti grazie agli allenamenti e alla gara della domenica. Guadagnare quella cifra mensile ci permette di ricoprire le nostre spese. Penso che un calciatore di Serie A possa pagare le bollette anche senza ricevere lo stipendio per due anni, noi fra tre mesi saremmo costretti a chiedere il reddito di cittadinanza per poter pagare le bollette. Giusto interessarsi delle massime categorie ma bisognerebbe anche dare un’occhiata a quello che è l’indotto del calcio minore. In Italia circa 4 milioni di persone fanno calcio, ma solo tremila fanno parte dei professionisti. Ai restanti chi ci pensa? Il calcio è un’azienda e un’azienda, ma non solo, fa parte anche del sociale. Si tratta di un discorso enorme. Spero che quanto prima si possa tornare a giocare di fronte ai tifosi, e che tutti noi potremmo tornare ad abbracciarci forte per festeggiare un gol. Al netto di tutto questo non penso ci siano spiragli di ripresa nella maggior parte dei campionati. Chiuderanno il tutto dando dei verdetti, salvaguardando Serie A, Serie B e Champions League, visto che nel caso di quest’ultima sono state già definite le date di alcuni turni. In queste competizioni ci sono davvero tanti soldi che girano attorno, contratti da rispettare, che sono costretti a farle concludere. Speriamo che a settembre si torni alla normalità in tutti i campionati, senza nessuna restrizione”.

Una stagione che si potrebbe dividere in due parti, quella della sua squadra: dopo un inizio di stagione molto altalenante, a partire dal primo match del girone di ritorno avete ottenuto un filotto di sette risultati utili consecutivi, che seppur ricco di pareggi, quantomeno vi ha permesso di portare punti a casa per due mesi. Che giudizio vuole dare alla stagione della sua squadra?

“Eravamo in linea con quelli che erano gli obiettivi della società ad inizio stagione. Quando io arrivai alla settima giornata la squadra si trovava in quartultima posizione con soli sei punti, e con tanti problemi legati alla rosa ma non solo. Con i dirigenti avevamo deciso che avremmo almeno dovuto raggiungere quota 20 punti entro dicembre, per poi costruire e ripartire nel corso del mese. Poi per fortuna in quel periodo è stata migliorata la rosa ed è stata rigenerata la stessa sotto l’aspetto fisico. L’obiettivo nel girone di ritorno era quello di fare almeno 24 punti per raggiungere una salvezza tranquilla. Il cammino era quello e noi lo abbiamo rispettato. Tranne nel caso della sconfitta contro la Nocerina, arrivata a causa di un euro gol di Liurni, la mia squadra era una delle migliori e soprattutto più difficile da battere. Inoltre, abbiamo pareggiato contro il Gladiator a causa di un rigore nel finale, e contro il Fasano per colpa di un gol al novantesimo arrivato dopo un rimpallo a sfavore. Spesso in trasferta abbiamo avuto l’opportunità di vincere, ama siamo stati anche sfortunati. La squadra aveva raggiunto una quadratura, sapeva cosa fare in fase di possesso e non possesso, ma soprattutto era consapevole del suo obiettivo. Ero molto contento di come stava andando il campionato”.

Avete concluso la stagione, solo per il momento in attesa di comunicazioni ufficiali dalla Lega, con una vittoria casalinga contro il Taranto e due pareggi contro Casarano e Fasano. Eravate in piena zona salvezza e solo la Nocerina ha fermato il vostro migliore momento: quanto siete rammaricati per ciò? A suo avviso avreste potuto conquistare altri punti e puntare a raggiungere stabilmente la zona sinistra della classifica?

“Noi eravamo in decima posizione e nell’ultimo periodo spesso ci ritrovavamo nella zona sinistra della classifica. Ultimamente eravamo sempre in quelle posizioni di transito. La squadra era in fiducia e io ero felice anche dopo la sconfitta di Nocera, dal momento in cui è scaturita da un gol da bandierina di calcio d’angolo che ha visto il pallone passare in mezzo alle gambe di 15 calciatori. Anche in casa contro il Gravina la partita sembrava dovesse terminare 3-0 per noi, ma nonostante ciò la pareggiammo. Qualcosa da migliorare c’era indubbiamente, ma il trend dimostrava che la squadra fosse difficile da battere e oltre tutto era capace di portare punti a casa contro tutti”.

Infine, guardando un attimo al futuro, lei come si è trovato ad Altamura? A cosa vira per il futuro della sua carriera?

“Io mi sono trovato molto bene con la piazza, con i tifosi e la società. Ovviamente parlerò con i dirigenti riguardo al futuro, infatti settimana prossima sicuramente dovrò trovarmi con loro, per poter valutare se ci saranno le condizioni per continuare. Da parte mia c’è voglia di fare il salto di categoria, quindi se vi sarà possibilità di poter andare ad allenare tra i professionisti, la prenderò in considerazione perchè mi sento pronto a fare questo importante passo in avanti”.

Ringraziamenti all’ufficio stampa del Team Altamura e al tecnico dei biancorossi, Alessandro Monticciolo.

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