ESCLUSIVA PSN – Candido: “Lecce? Ha le carte giuste per salvarsi”

Intervistato in esclusiva ai nostri microfoni, Ezio Candido, ex portiere di Lecce e Roma, con un passato anche da direttore del club salentino, ha voluto parlare del suo passato.

Buongiorno Signor Candido! Come è cambiato il ruolo del portiere dai suoi tempi ad ora?

“La cosa più evidente è che oggi il portiere deve saper calciare, all’epoca, invece, anche le rimesse dal fondo erano effettuate da un difensore chiamato libero. Ora, invece, il portiere è un difensore aggiunto, anzi, talvolta è il primo costruttore di gioco, perché qualche gol, oggi, si fa anche grazie al lancio lungo di un portiere a favore di un ala veloce, come un Orsolini del Bologna”.

“La seconda è che ora, l’estremo difensore, deve giocare una decina di metri più avanti rispetto a prima. Prima giocavano tutti, o quasi, con lo stesso modulo, e , come detto in precedenza, esisteva il libero che consentiva al portiere di stare più attaccato all’area di porta”.

“La terza è sicuramente il metodo di allenamento. Noi, ai tempi nostri, utilizzavamo al massimo il pallone medicinale per le braccia e le palline da tennis per i muscoli delle mani, non tutti gli attrezzi che si usano ora”.

La sua carriere è cominciata nel Pro Patria Lecce, cosa ricorda di quella esperienza?

“Esatto, è stata la mia prima esperienza dilettantistica, dopo l’Oratorio Salesiani, dove giocai dai 14 fino ai 16 anni, prima di essere poi acquisito dal Lecce. Ricordo con piacere le persone di quella squadra, amanti del calcio che hanno fatto molto bene nel panorama calcistico salentino, e, volesse il cielo che ne nascano altre come loro. Una di queste è sicuramente Maestro Gino, detto Mesciu Ginu, una persona straordinaria, che, magari con l’italiano non era molto parente, ma aveva dei sani principi e, diciamo, se non ci fossero state persone come lui, il calcio dilettantistico locale avrebbe preso poco piede. Il calcio, all’epoca, era un momento di entusiasmo, le estenuanti lotte di queste squadre cosiddette “periferiche”, tipo la Juventina, la Mec, la Pro Patria, che combattevano contro il Lecce che era, diciamo, l’aspirazione di noi giovani calciatori. Oggi non c’entra nulla. Oggi ai tredici anni, se non dodici, esistono già i procuratori, c’è stato uno stravolgimento totale del mondo del calcio”.

Lei, inoltre, ha giocato a calcio nei giallorossi prima del Lecce e poi della Roma, poi, però, ha lasciato la strada del pallone in giovane età. Quali sono stati i motivi?

“A Roma ho avuto un allenatore con cui non riuscivo a capirmi, che era Helenio Herrera. In quel periodo era il massimo del massimo degli allenatori, però io avevo i miei diciannove anni, e avevo tutti i limiti che hanno tutti ragazzi diciannovenni che hanno solo voglia di giocare a pallone, per questo mi scontrai 2/3 volte, fino a che, una mattina, tra il dover scegliere se fare l’università o il continuare a giocare a calcio, scelsi la prima opzione. Quindi poi mi sono laureato con 110 e lode, anche se poi dopo la mia laurea ho continuato a giocare un anno con il Galatina e un anno con il Tricase, mi piaceva talmente tanto giocare a calcio che mi accontentai di giocare in questi campionati “minori”, che però mi davano un grande entusiasmo e un grande piacere di giocare”.

Durante gli anni a Lecce, a causa di un infortunio del portiere titolare, ha anche avuto modo di affrontare una stagione da titolare.

“Quelli sono gli eventi, diciamo, fortunati per me, ma sfortunati per gli altri. Il portiere titolare di quella stagione sarebbe dovuto essere Mezzanzanica, che però si fece male nel corso del ritiro, e quindi mi ritrovai ai 17/18 anni a giocare titolare in prima squadra. Sicuramente, se Mezzanzanica non si fosse fatto male, io avrei fatto la riserva tutta la vita, anche perché a quel tempo non c’erano le sostituzioni”.

Ha qualche rimpianto?

“No, no, non rimpiango nulla della mia carriera, neanche di aver lasciato, anche perché, poi, con la laurea, ho fatto il dirigente, ho fatto il Direttore del Lecce, ho fatto altre cose che mi hanno gratificato ugualmente”.

Ricordiamo anche la sua carriera da direttore del Lecce, nell’era Semeraro.

“Si, tornai a Lecce dopo l’acquisto del club giallorosso da parte dei Semeraro. Furono anni gloriosi in cui vincemmo quattro titoli, e, siccome è molto difficile vincere, penso di aver fatto bene”.

In quegli anni crebbe molto anche il settore giovanile.

Si, si, ma checché se ne pensi, la storia del calcio è basata sui settori giovanili. Una delle persone che più ho stimato nel corso degli anni è Mino Favini, che purtroppo è morto non poco tempo fa, e che ha fatto per tanto tempo il dirigente del settore giovanile dell’Atalanta, portando la squadra ad essere invidiata da tutto il mondo. Ѐ stata una persona straordinaria e fantastica”.

“Bisogna dire, però, che, per poter investire sul settore giovanile, c’è bisogno di denari, è inutile illudersi di prendere come insegnanti allenatori che costano poco, se uno costa poco, probabilmente vale poco. Bisogna dunque fare un’attenta scelta su coloro che dovranno essere gli insegnanti nei settori giovanili, ma è l’unica opportunità che ha il calcio per rimanere in piedi economicamente. Altrimenti assisteremo sempre a perdite clamorose o a mecenati che acquistano giocatori, senza tenere conto dell’equilibrio economico-finanziario”.

Cosa ne pensa del Lecce attuale? Ha le carte per giuste per potersi salvare?

“Premesso che adesso, se comincerà, e io sono uno di quelli che dice che è meglio che non si ricominci, però, se dovesse ricominciare, ci sarà un altro campionato, e tutto quello che è avvenuto fino ad ora sarà falsato, perché c’è bisogno che ricominci una nuova preparazione . Avevo qualche minima preoccupazione perché ho visto un Lecce spregiudicato, però, siccome ognuno vede il calcio in maniera diversa, bisogna rispettare il pensiero di tutti. Io credo abbia le carte giuste per potersi salvare e, penso che la squadra che può perdere colpi è la Sampdoria, che già ha mostrato lacune nella proprietà e nella presidenza, e, soprattutto, deve venire lei a Lecce a giocare, mentre, per esempio, con il Genoa, dobbiamo andare noi in Liguria a giocare. Sono moderatamente ottimista”.

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