In diretta sui canali ufficiali del Lecce, l’attaccante pugliese Filippo Falco si racconta, rispondendo alle domande poste dai tifosi giallorossi.
Sul periodo: “Ora sono a casa di mio padre, c’è un piccolo cortile in cui mi esercito specialmente sulla forza e cerco di palleggiare un po’. Oltre agli allenamenti poi passo un po’ di tempo sul divano a vedere Netflix, ma è difficile perché noi siamo abituati alla quotidianità e ad andare ogni giorno al campo, stare un mese e mezzo a casa non è facile.
Sul calcio: “Da piccolo dormivo con il pallone sotto il cuscino, a 4 anni ho cominciato a giocare a calcio, anche se di solito per le scuole calcio si parte dai 6 anni. Non ho mai pensato ad un altro lavoro oltre che a fare il calciatore. Nella mia infanzia tutti sono stati fondamentali e da tutti ho appreso qualcosa. Il più importante probabilmente è stato Novellino, il mio primo allenatore ai tempi del Pulsano.
Sul mito: “Da piccolo ho seguito Messi che, anche se aveva appena iniziato, già mi aveva colpito. Mi sono sempre ispirato però a Del Piero, Totti e Miccoli, con cui iniziai il ritiro ma non riuscì a giocare perché poi mi trasferì al Bologna”.
Sull’esultanza: “Esulto con una L perché dedico i miei gol alla mia ragazza, Liviana”.
Sulle punizioni: “Segnare una punizione è una sensazione unica, soprattutto quando poi senti tutto lo stadio esultare. La prima cosa a cui penso è tenere lo sguardo in alto per capire dove calciare il pallone, subito dopo poi abbasso lo sguardo per decidere dove colpire il pallone, infine poi il pensiero va al boato che si sentirà dopo che il pallone entra in porta”.
Sul Coronavirus: “Questa è una situazione surreale, non so se si riprenderà a giocare perché ci devono essere le condizione sia per la nostra salute, sia per la salute di chi ci segue, magazzinieri, massaggiatori, staff tecnico, preparatori, etc… L’obiettivo ovviamente è quello di riprendere nel più breve tempo possibile e avere un calo di contagi. In questo brutto periodo fate come me che sto rivedendo le vecchie partite per avere un po’ di nostalgia. L’importante e restare a casa, solo così potremmo ritornare alla normalità”.