Ex centrocampista di Bari, Benevento, Casertana e Taranto tra le altre, il calciatore croato Ivan Rajcic, attualmente ritirato da due anni, si è reso disponibile a parlare in esclusiva ai nostri microfoni. Noi lo ringraziamo per la disponibilità.
Buongiorno Rajcic, lei ha giocato per tanti anni a Bari, qual è il suo rapporto con la città e cosa ne pensa dell’attuale squadra biancorossa? Ha le potenzialità per salire?
“Una parte importante della mia carriera l’ho passata a Bari, anni bellissimi, d’altronde a Bari ho lasciato tanti amici con cui mi sento spesso, anche quotidianamente, è una storia importante della mia vita. Li ho seguiti parecchio quest’anno, l’unico peccato è la partenza che hanno avuto ad inizio stagione. Con il cambio allenatore si sono messi bene in campo e hanno cominciato a macinare punti, solo che hanno trovato una Reggina che non perde il colpo, quindi fino alla fine sarà interessante da vedere. Il Bari ha costruito una grande squadra, un allenatore bravo, giocatori di qualità, anche con l’acquisto di Laribi, seppur per mezza stagione. Nella trequarti hanno aggiunto quel qualcosa in più che secondo me mancava, veramente una squadra completa”.
Il Bari sta facendo molto bene, c’è però anche il Monopoli che punta alla promozione.
“Il Monopoli è la sorpresa del campionato. Ci sono due ragazzi che hanno giocato un anno con me a Caserta, 2 anni fa, Carriero e Giorno, quindi li seguo oltre a Jefferson. Diciamo che il giocatore più importante è il loro allenatore (Scienza n.d.r.) che mi piace molto perchè fa giocare bene la squadra. Hanno costruito un buonissimo gruppo con giovani promettenti e grandi esperti, veramente una gran bella squadra”.
Sulla ripresa dei campionati? Quale pensa sia la soluzione migliore?
“Prima di tutto viene la salute, quindi bisogna vedere quando i medici daranno l’ok. Io penso comunque che si giocherà quest’estate, magari giugno, luglio e sicuramente agosto, in qualche maniera si giocherà e si finirà questo campionato ma secondo me passerà un altro mesetto e mezzo prima che tutto inizi”.
Sarebbe ingiusto stroncare ciò che è stato fatto da Reggina e Benevento, in cui per altro lei ha giocato.
“Si, assolutamente, però c’è da dire che è stata colpita tutta la popolazione del mondo, in qualsiasi ambito del lavoro. Per il calcio però è un sacrificio, anche per chi sta facendo meno bene, per questo in qualche modo bisogna finire. Penso che comunque la FIGC trovi un modo per portare a termine tutti i campionati, anche perché la stagione ormai stava per concludersi”.
Ha vissuto anche una piccola parentesi a Taranto, ha avuto modo di seguire la squadra rossoblù?
“Al Taranto qualche occhiata la do sempre perché è vero che sono stati sei mesi ma sono stati sei mesi intensi dove si aspettava tanto dalla squadra e alla fine ci siamo salvati. Mi fa molto piacere vederli anche perché ho un carissimo amico, Gigi Panarelli, che attualmente è l’allenatore, quindi lo seguo, lo guardo e mi informo soprattutto per lui e per la squadra in cui ho giocato”.
E su Barletta?
“Il Barletta ultimamente non sono riuscito a seguirlo bene a dire la verità ma devo dire che è stata una bellissima annata della mia carriera, mi auguro che tornino il più presto possibile nel calcio che conta perché è veramente una realtà bella e ben supportata dalla propria piazza”.
Lei inoltre detiene un particolare record, è infatti il calciatore croato con più presenze nei campionati Italiani.
“Si, è stata una sorpresa anche per me perché un giorno mi chiamò un giornalista croato dicendomi che sfogliando le statistiche sui calciatori croati con più presenze nel campionato italiano uscì il nome di Rajcic. Da la ho capito che ho lasciato un gran bel segno ma, a parte i numeri, la conferma è anche il bene tra i tifosi, gli ex addetti ai lavori e compagni di squadra con cui ancora oggi, a distanza di due anni, mi sento. Per cui è veramente una bella sensazione lasciare un segno in un campionato difficile come quello italiano”.
Attualmente invece come sta passando il tempo?
“In questo periodo storico di Covid-19 anche noi in Croazia siamo limitati per uscire, tutti i negozi e i ristoranti sono chiusi quindi tutti passiamo le giornate a casa. Poi comunque è da due anni che ho smesso di giocare e quindi mi sto dedicando ad altro, se avessi voluto continuare sarei dovuto rimanere in Italia però per una scelta di famiglia e per non lasciare sola la mia compagna sono tornato in Croazia e ho intrapreso la vita della ristorazione e dei negozi quindi mi sono cambiato un pò. Il calcio però rimane sempre il mio primo amore e la passione a cui tengo di più”.
Ha qualche rimpianto?
“Parecchi mi dicevano che avrei potuto giocare un anno in più in categorie più grandi ma d’altronde io ho fatto tutte le scelte in base a ciò che mi rendeva felice. Non ho particolari rimpianti perché veramente ho dato ogni giorno e ogni anno tutto me stesso nelle squadre, nel gioco e nel lavoro che amavo. Rimpianti no però ho smesso a 37 anni e mezzo con la consapevolezza che avrei potuto giocare ancora ma la scelta è stata mia, mi sono reso conto da solo che era il momento di smettere”.
Riguardo il Lecce invece? Ha affrontato i giallorossi più volte, soprattutto in Serie C.
“Il Lecce ha faticato parecchio per risalire dalla Serie C, quello veramente ti fa capire quanto è difficile la Serie C perché ogni anno ci sono le sorprese e le squadre giocano un calcio molto intenso, alcune squadre anche con una certa qualità. Ma il girone C tra tutti è sempre una guerra. Alla fine sono contento per il mio amico Marco Mancosu, insieme giocammo a Caserta, è un ragazzo che ogni anno ha guadagnato un gradino in più e ha migliorato la propria carriera, sono felice per lui e per quello che sta facendo”.