Nella giornata di ieri, Gerry Moio, responsabile della comunicazione del Città di Fasano, ha rilasciato alcune dichiarazioni a Mondorossoblu.
SULLE QUESTIONI RELATIVE AL CORONAVIRUS: “Stiamo vivendo una situazione quasi cinematografica, da film americani. Fino a poco tempo fa pensavamo che sarebbe rimasta confinata in Oriente, o che avrebbe riguardato altre popolazioni. Dal dopoguerra l’Italia non ha mai affrontato qualcosa del genere, vero è che comunque il Governo non ci sta chiedendo un sacrificio troppo grande o di andare a fare i lavori forzati, ma semplicemente di stare in casa, circondati dai social e le tecnologie. Sensazione strana, sento che a lungo andare peserà, ma sono convinto che ce la faremo. Penso che la LND si sia mossa addirittura prima della Serie A e degli altri campionati europei, anche perché gli interessi economici legati alla Serie D sono molti di meno. Invece, soprattutto nei casi della Premier League e della Champions (ma anche della massima serie nostrana) si è voluti andare avanti fino all’inverosimile, giocando addirittura a porte chiuse, come è successo per Juventus-Inter per esempio. Ci si sarebbe potuti fermare prima”.
SULLA SQUADRA E SUL CAMPIONATO: “C’è molta maturità da parte dei giocatori, i ragazzi stanno lavorando quotidianamente da casa, monitorati costantemente dal nostro staff atletico e medico. Il dottore della squadra, Cacucci, telefona ogni giorno agli atleti, come anche il preparatore, il professor Musa, per confrontarsi con loro, e per dare un supporto anche psicologico: penso ai calciatori sudamericani in rosa e per loro non dev’essere affatto facile ritrovarsi in una situazione del genere. Come Fasano però stiamo vicini alla squadra non dico 24 ore al giorno, ma molto spesso: è la cosa giusta da fare. Tutto dipenderà da quando riprenderemo. Se l’isolamento finisse a maggio, io penso che la soluzione ideale sarebbe spalmare il campionato su due stagioni: proseguire questo con calma, compresa anche la Coppa Italia, e non lo dico solo perché siamo finalisti, e ricominciare ad agosto. Bisogna considerare che questo è calcio dilettantistico, ben lontano da quello professionistico, e giocare a luglio sarebbe un serio problema, anche perché le squadre di Serie D vanno avanti soprattutto grazie agli introiti delle partite casalinghe: chi verrebbe a vedere la partita in estate, alle 15, con 40 gradi e il mare a due passi? Bisogna ponderare bene, mi auguro che i vertici prendano la decisione migliore sotto ogni punto di vista”.